capitolo 2: Gli indalu bitimba, leggenda o realta’ ?

Gianni e Carlo sapevano e conoscevano usi e costumi di questa popolazione, le cui tracce si perdevano nel passato ormai remoto… Conoscevano ma non direttamente, non avendone visto mai uno, bensì avevano tanto appreso dagli innumerevoli racconti della Nonna maestra. Avevano poi ulteriormente arricchito, con la loro fresca fantasia, di particolari e colori bellissimi queste figure eroiche e leggendarie… Essi abitavano una terra di mezzo, tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, proprio là dove ora c’è una frattura, un abisso a separarli in modo invalicabile. Gli Indalu Bitimba crescevano ma non secondo il modello degli adulti, crescevano senza mai dimenticarsi del loro essere bambini, della leggerezza e dell’allegria, con cui erano soliti conoscere il mondo e farsi conoscere dal mondo cosa che li portava ad avere un bellissimo sorriso sul volto, aperto e disponibile verso tutti. Essi, quando si evolvevano a nuove figure non perdevano mai il significato di quelle vecchie, perciò si arricchivano sempre più di nuove esperienze traendo le loro giuste conclusioni. Così mentre negli adulti diventare grandi significava, quasi sempre, possedere sgomitando e prevaricando, perdendo e lasciando lungo il cammino figure giudicate superficialmente talvolta imbarazzanti ed altre improponibili, al contrario essere adulto voleva dire per un Indalu Bitimba avere armonia, grazia nei modi e nello spirito e soprattutto avere la forza, attenzione, non fisica bensì morale granitica e salda. Gli Indalu Bitimba potevano capire e farsi capire anche da tutti gli animali, perchè ne condividevano il linguaggio e così capivano anche i lupi che non erano affatto feroci assassini ma delle bestie comuni e, a volte, anche tenere ed affettuose… Purtroppo, da quando gli Indalu Bitimba erano spariti, inghiottiti insieme al loro mondo, aumentarono le incomprensioni e le difficoltà nel capirsi vuoi perchè non c’ era più chi comprendeva il linguaggio degli animali e vuoi perchè muoversi verso l’altro, accogliere e capire, implicava un notevole dispendio di energie al quale le forze dei più non erano più preparate; veniva più comodo e veloce distruggere più che costruire; prevaricare più che accogliere; avere un passo superbo piuttosto che mostrarsi umili, veniva meglio; più bello, anzicchè essere, era l’apparire… E, a volte, quando riusciva diffcile anche l’apparire, era meglio essere indifferenti e muti… Gianni e Carlo neppure sapevano il perché del loro aderire a quella complicata missione ma sapevano bene di volercisi cimentare, per loro stessi e tutti gli altri bambini. E

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